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Rock in Roma, rock per Terni… e rock addosso.

di Arianna Ferrotti

Incredibile, ma vero: non esiste solo Milano per i concerti di grandi artisti italiani e internazionali! C’è anche il “Rock in Rome”.
Questa  manifestazione musicale si svolge annualmente nei mesi di Giugno, Luglio e Agosto, solitamente all’Ippodromo delle Capannelle,  a Roma per l’appunto. Grazie alle scenografie, la programmazione e un cast che attira circa 300mila spettatori ogni anno, si è confermata come “best major festival” in Italia e come il sogno estivo di moltissimi appassionati di musica, a partire dai più giovani, che spesso si trovano con l’imbarazzo della scelta fra i brand new artists e fra i generi più disparati –alternative indie, techno, rap, elettronica e classical pop- , per finire con i veterani del rock, la cui scelta ricadrà molto probabilmente su artisti storici come i Metallica (e che scelta!).
Di fatto, il Rock in Rome, partito nel 2002 con sole due date, poteva già contare alla sua quinta edizione artisti di gran portata come Battiato, Silvestri e gli Afterhours, per quanto riguarda il panorama italiano, e i Massive Attack per quello internazionale. Negli anni seguenti le date, come il pubblico, sono andate moltiplicandosi, presentando sempre più varietà e spettacolarità, basti pensare ai Subsonica, Caparezza, De Gregori, i Negrita, così come The Killers, Franz Ferdinand, Dream Theater, Placebo, Motorhead, The Cranberries, Green Day + All Time Low, Sigur Ròs, Deep Purple, Bruce Springsteen, Mark Knoplfer, Queens of the Stone Age, Avenged Sevenfold, Thirty Seconds to Mars, The Black Keys e moltissimi altri,  per un massimo di 28 date nel 2012.
E per quest’anno è ancora tutto da definire, nonostante sia già clamoroso per quanto si prospetta: Alt-J, Slipknot, Slash, Mumford & Sons, Stromae, Verdena, Muse, Lenny Kravitz, Linkin Park…
Ci precipiteremo tutti a comprare i biglietti. Perché senza esitazioni? Perché è rimasta nel cuore e nella mente quella “soundtrack” che era così tua – anche se l’album aveva venduto milioni di copie – e ti è esplosa nel corpo quando il tuo autore (tuo, perché la musica ti costruisce un po’) ha fatto il suo ingresso. Ad ogni prima nota eri già da un’altra parte e quelle successive non riuscivano a fermarsi alle orecchie, scivolavano per tutto il corpo: ti hanno fatto piangere, saltare e abbracciare perché, se prima ne eri un po’ geloso, al concerto non potevi.
Lì la “soundtrack” è di un film comune, lì anche la singola nota in fondo è un accordo. Per questo molti di noi tengono già nella tasca interna del giubbotto il loro biglietto …
Caro Rock in Roma, grazie di non farci fare dodici ore di pullman per raggiungere Milano e sentire sulla pelle le nostre soundtrack preferite! Grazie perché è bello aspettare l’estate così.

7 Minuti – Recensione

di Alessandro Caselli

Uno spettacolo toccante, graffiante e coinvolgente: questo è “7 minuti”. La regia di Alessandro Gassman propone al pubblico uno spettacolo con una tematica molto attuale: la precarietà del lavoro. In una fabbrica francese undici operaie si trovano di fronte ad una scelta: rinunciare a sette minuti del loro intervallo lavorativo giornaliero o rischiare di perdere il loro posto di lavoro. Queste operaie, con le loro differenti personalità, ci raccontano le paure per il loro futuro, la rabbia che situazioni di precarietà lavorative possono scatenare, le angosce di chi vive nel delicato mondo della precarietà. Bianca, la protagonista dello spettacolo interpretata da Ottavia Piccolo, tenta e persevera nel far capire alle altre operaie il fine ultimo di questa proposta, quello di lavorare sette minuti in più ogni giorno senza ottenere nulla in cambio. Il finale aperto lascia gli spettatori dubbiosi sulle sorti delle operaie. Con questo spettacolo il teatro può davvero essere luogo di riflessione, senza mai rinunciare alle emozioni: questo è “7 minuti”.

 

Il Trionfo del Volo

di Leonardo Cardini

Se vi aspettate un’appassionata disamina del Festival della Canzone italiana avete sbagliato, miei cari, poiché nelle scorse settimane i riflettori del mondo sono stati puntati non su una dolce ed amena cittadina ligure, bensì sulla sfarzosa plutocrazia cinematografica del Kodak Theatre di Los Angeles: benvenuti all’ottantasettesima Notte degli Oscar. Sin dalla metà di gennaio è stata resa nota al pubblico la rosa dei candidati alla preziosa statuetta, ed è subito saltata agli occhi l’intenzione dell’Academy di voler premiare un cinema dalla vocazione decisamente indipendente: ne sono la dimostrazione pellicole come Birdman, di Alejandro G. Inàrritu, fervente critica al nascente genere del “cinefumetto” e profonda riflessione sull’essere attore; Whiplash, di Damien Chazelle, dramma jazzistico tanto terrificante quanto emozionante; l’esperimento cinematografico chiamato Boyhood, la comunissima storia di un ragazzo e della sua famiglia attraverso ben 12 anni di riprese che mostrano la crescita degli attori e dell’ambiente che li circonda, diretto con maestria da Richard Linklater; senza dimenticare quel gioiello dal sapore europeo di Grand Budapest Hotel, per la regia di Wes Anderson, scoppiettante e rocambolesca commedia d’altri tempi dai colori pastello, valso alla nostra storica costumista Milena Canonero, il quarto Oscar della sua carriera, già iridata 39 anni fa, quando vinse la statuetta per i costumi della magistrale pellicola di Stanley Kubrick, Barry Lyndon. Ma è stato anche il trionfo, seppur meno conclamato, delle “storie vere”, in quanto metà dei candidati a Miglior Film risultavano tratti da episodi di vita vissuta: si va dalle meno conosciute come quella di Chris Kyle e Alan Turing, rispettivamente infallibile cecchino e geniale matematico, nei film American Sniper e The Imitation Game, alla narrazione delle vite di eroi dei nostri tempi, vale a dire Martin Luther King, la cui marcia di protesta a Selma, Alabama, è narrata nella pellicola che porta il nome della cittadina, e il geniale Stephen Hawking, interpretato magistralmente da Eddie Redmayne ne La Teoria del tutto, che infatti ha conquistato la statuetta a Miglior attore protagonista. Ma veniamo all’evento. Alle 6.10 del mattino, ora italiana, ho tentato di prendere sonno dopo sette ore di estenuante ma emozionante diretta televisiva, ma gli orecchi risuonavano ancora delle urla di rabbia di JK Simmons in Whiplash, premiato come attore non protagonista, il cuore era toccato dalla tecnica di Grand Budapest Hotel, dall’orgoglio femminista di Patricia Arquette nel ritirare la statuetta alla miglior attrice non protagonista e dal volo ritrovato e trionfale di Michael Keaton (o Birdman?). Perché è stato proprio Birdman ad essere incoronato miglior film, oltre che a trionfare in categorie importantissime, quali fotografia, sceneggiatura originale e regia? Perché Birdman non è soltanto pura recitazione accompagnata da una tecnica di regia sublime, è metacinema, è liberazione, è schiavitù, è la vera storia di Michael Keaton ed Edward Norton: il primo caduto nel dimenticatoio dopo le previsioni di una carriera lanciatissima dovuta alla sua interpretazione di Batman nell’omonimo film di Tim Burton, il secondo diventato ormai una macchietta nell’ambiente cinematografico a causa della pessima reputazione guadagnata sul set. Birdman sono io, Birdman sei tu, quante volte abbiamo alterato la nostra personalità, fingendo di essere qualcuno che non ci appartiene? Quante volte ci siamo sentiti sfruttati? Quante volte ci siamo sentiti odiati, o meglio, non amati? La Notte degli Oscar ha quel non so che di magico e di epocale, nonostante sia una tradizione annuale da quasi un secolo, è capace di imprimere negli occhi di chi la segue il particolare luccichio dorato dell’emozione, ed è banale definirlo un semplice spettacolo perché si rivivono emozioni che lasciano il segno ed insegnano: impariamo a lottare per gli ideali, come Martin Luther King, a mettere a frutto il talento nonostante le difficoltà come Stephen Hawking e Alan Turing, ad andare dritti al bersaglio compiendo scelte difficilissime, come Chris Kyle in American Sniper, a vivere intensamente l’esistenza sia attraverso storie rocambolesche e sconquassate come quelle narrate in Grand Budapest Hotel sia attraverso frammenti di vita vissuta come Boyhood ci ha mostrato. Il ritmo della vita può accelerare e decelerare in un attimo: sul nostro percorso incontreremo sicuramente qualcuno a sbarrarci la strada, impedendoci di passare con tutte le sue forze, ma siamo noi a scandire i tempi della nostra esistenza, come il batterista interpretato da Miles Teller in Whiplash, e se proprio ci dovessimo trovare sommersi dalle difficoltà e dai problemi, siano essi provocati da agenti esterni o propri della nostra natura tormentata, niente paura: basta solo spiccare il volo.

L’uomo che fu Dalì

Erano gli Anni Venti e in America c’era il jazz. “Potato Head Blues” di Satchmo si spandeva per New York e la melodia, tirata a sfoglia dal freddo continentale, smaltava d’oro e di nero lucente i grattacieli stile déco e gli slums dove i bambini morivano di fame.

Erano gli Anni Venti e l’Europa aveva paura dei rossi. Gli occhi dei capi di governo esalavano un’ ansia caustica gialla cadmio, il corpo di Matteotti veniva ritrovato tra i faggi dei boschi di Riarno ed in Baviera un prigioniero dettava il Mein Kampf.

Erano gli Anni Venti e Salvador fece una scelta. Vedeva il Sole cocente di Madrid insanguinare d’arancione i marmi della Residencia, e le mosche smeraldine scoppiettare sui melograni ed i datteri color topazio. Allora lo capì. Se il mondo era il pennello allora lui doveva essere la tela, la tela bianca da colorare. Continua a leggere L’uomo che fu Dalì

Volo pindarico nella Vertigine

Tutto accade velocemente,  gli indizi son davvero pochi: un rombo lontano che accarezza la curva dei monti, le rondini che volano basse per rincasare nei nidi, il vento che corre ad avvertire orecchie che non potranno mai sentirlo. Per un istante il paesaggio risuona come un bicchiere di vino, forse chiede aiuto nel suo segreto alfabeto di umidità e d’odor di tigli. Poi succede. La prima goccia cade, ed è la tempesta.

Ecco, con la stessa rapidità di un temporale primaverile il 14 Novembre è arrivata improvvisamente la notizia: dopo i premi Nobel Deledda, Pirandello e Montale, dopo D’Annunzio, Moravia e Sciascia, dopo Pasolini, Fogazzaro e Calvino, Fabio Volo è la nuova penna della sezione culturale del Corriere della Sera.

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Sogno in una Notte d’Estate

Tutto esaurito la sera del 28 novembre 2013 alla presentazione dello spettacolo teatrale “Sogno in una notte d’estate”, un fantastico riallestimento del classico shakesperiano “midnight summer dream” del regista Emanuele Conte. Accorsi in gran numero sono stati sopratutto i giovani, abbonati alla stagione di prosa per l’anno 2013/2014 al loro secondo spettacolo, rimasti piacevolmente divertiti dalla produzione del Teatro della Tosse.

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Basta tenebre!

Non è più un mondo oscuro per Thor; dopo il freddo battesimo cinematografico avvenuto nell’omonima pellicola, l’eroe dei fumetti Marvel ha avuto la consacrazione nel film corale “The Avengers” prima di cimentarsi nella seconda esperienza sul grande schermo ed il risultato è più che positivo.


Thor – The Dark World, per la regia di Alan Taylor, è una pellicola che impressiona lo spettatore grazie alla moltissima azione, le ottime prove d’attore e la grandissima capacità di unire in un mix vincente fantasy e fantascienza, ma ora andiamo per gradi.
The Dark World è tra le due pellicole dedicate al Dio del Tuono quella con la struttura più simile ad un fumetto dell’eroe nordico: la moltissima azione conferisce al film un ritmo incalzante e quasi privo di momenti morti, concentrando gran parte del pathos sulle battaglie e gli scontri. Forse troppo.

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Manet. Ritorno a Venezia

Edouard Manet fu un pittore francese, natonel 1832 e morto nel 1883 a Parigi. Fu un artista che non si identificò nel gruppo degli impressionisti, poiché preferì essere ammesso al Salon, cioè alla mostra periodica che si concentrava sulla pittura e sulla scultura presso il Louvre di Parigi, mediante un riconoscimento da parte dello Stato. Per lui il valore più importante che aveva l’arte era quello di poter esprimere liberamente il vero essere dell’artista, attraverso opere che potevano anche creare scalpore nei pittori contemporanei alla propria epoca, come ad esempio accadde per: “Colazione sull’erba” ed “Olympia”.        Continua a leggere Manet. Ritorno a Venezia

“Il grande Gabsy: prima del cinema Hollywoodiano, un capolavoro della letteratura americana”

Stati Uniti d’America, anni ‘20 del 1900: il giovane Nick Carraway, proveniente dal Midwest, si trasferisce a Long Island, New York, in una modesta abitazione accanto alla tenuta di Jay Gatsby.

Nella grande villa vengono allestite quasi quotidianamente grandiose feste, alle quali il proprietario raramente partecipa; in realtà l’unico obiettivo di Gatsby è quello di riconquistare un vecchio amore perduto, Daisy, cugina di Nick, che nel frattempo ha sposato Tom Buchanan, un ricco giocatore di polo. Continua a leggere “Il grande Gabsy: prima del cinema Hollywoodiano, un capolavoro della letteratura americana”

Cappellano e Alighieri incompatibili con gli ultimi aggiornamenti sull’amore

Il tema più trattato dal genere umano, la tormenta di sentimenti tumultuosi che ha imperversato nel cuore di tanti giovani e adulti, portando alla follia o al ritiro spirituale molti letterati di epoca romantica, nella nostra età, in cui imperversano social network e media, modellata sul mos iuvenum, abbandona i canoni provenzali e stilnovisti. Continua a leggere Cappellano e Alighieri incompatibili con gli ultimi aggiornamenti sull’amore

IL SALONE INTERNAZIONALE DI TORINO :L’OFFICINA DEL LIBRO

Per tutti gli appassionati della lettura anche quest’anno è rinnovato l’imperdibile appuntamento con il Salone Internazionale del Libro. Dal 16 al 20 maggio, infatti, a Torino si svolge la manifestazione più importante in campo editoriale che coinvolge case editrici, scrittori ed appassionati, provenienti da tutto il mondo. Continua a leggere IL SALONE INTERNAZIONALE DI TORINO :L’OFFICINA DEL LIBRO

Al via la fase due dei cinecomic Marvel: IRON MAN 3 apre le danze

1,2,3…Iron Man! A meno di un anno di distanza da “The Avengers”, ecco il terzo capitolo della saga dell’uomo di ferro, che ha fatto capolino nelle sale il 24 aprile.  Già grande successo ai botteghini (gli incassi finora si avvicinano al miliardo di dollari), la pellicola targata Marvel questa volta è stata diretta da Shane Black, a cuiJonFavreau ha passato il testimone dopo la regia dei primi due episodi. Continua a leggere Al via la fase due dei cinecomic Marvel: IRON MAN 3 apre le danze

Dopo settantotto anni, il ritorno di Tiziano

Era dal 25 Aprile 1935, alla Cà Pesaro di Venezia, che non veniva organizzata una retrospettiva sull’artista veneto: il 5 Marzo 2013 è stata inaugurata l’esposizione delle sue opere alle Scuderie del Quirinale di Roma. A differenza delle precedenti mostre, quella di quest’anno consisterà in un ampio excursus nella produzione artistica del pittore, un cammino lungo tutti i periodi della sua carriera: dai quadri dipinti nelle botteghe del Bellini e Giorgione, a quelli religiosi e di ritrattistica, al suo avvicinarsi al Manierismo, per finire con la pittura a macchie, dove i colori erano accostati sulla tela con l’uso delle dita.

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Gufo contro Pipistrello: una lotta eterna!

Sta’ in guardia dalla corte dei gufi, che ti osserva con cipiglio / notte e dì tra granito e calce, dal suo ombroso nascondiglio / le ti scruta dentro casa, lei ti spia dentro al giaciglio / non parlare mai di lei, o verrà a prenderti l’Artiglio!”: questa è la tetra filastrocca-simbolo di una delle saghe fumettistiche più avvincenti degli ultimi anni, La Notte dei Gufi

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Le notti di un sognatore. Le – nostre – notti bianche.

Notti bianche senza musica, senza carretto dello zucchero filato, senza colori. Notti bianche senza festa, negozi ad orario continuato e vie stracolme di rumoreggiante carne da macello, bipedi dallo sguardo assuefatto, iridi ormai specchi delle luci a intermittenza sulla strada e delle immagini dei propri simili.

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Quanto costa la libertà?

Durante il viaggio d’istruzione a Praga, oltre alle tante meraviglie osservate e alle esperienze che non scorderemo, non è mancata l’occasione di conoscere più da vicino una figura interessante, di cui la nostra generazione sembra non aver il minimo ricordo.

Si tratta di Jan Palach, un giovane ceco. Egli si tolse la vita il 16 gennaio del 1969 lasciandosi avvolgere dalle fiamme in Piazza San Venceslao, cuore della capitale della Repubblica Ceca, davanti ad una folla ammutolita e sconcertata. Continua a leggere Quanto costa la libertà?

Non amavo ancora, ma amavo l’idea di amare.

Ogni volta che un adolescente si innamora, ha l’impressione di vivere un sentimento assoluto, irripetibile e incomparabile. Ragazzo o ragazza che sia, tende a esaltare la propria dimensione emotiva, come se fosse l’esperienza più importante della sua esistenza: l’oggetto dell’innamoramento appare così ai suoi occhi come il bene irrinunciabile e viene trasfigurato in una dimensione ideale. Continua a leggere Non amavo ancora, ma amavo l’idea di amare.