Arte e Vita: due facce della stessa medaglia.

di Giorgia Torchio

“La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento” è un ampio progetto espositivo realizzato dal critico d’arte Marco Goldin per la città di Vicenza. Si tratta di una mostra che sarà possibile visitare fino al 2 giugno 2015 presso la Basilica Palladiana, l’autentico salotto della città. E’ l’occasione per poter comprendere come l’arte sia, attraverso delle immagini, il racconto di una vita che regala momenti di grande frustazione così come momenti di grande gioia. Il progetto di questa mostra nasce a partire da questo: dal contatto con la vita, dal bisogno di raccontare qualcosa che è accaduto. Non è quindi casuale la scelta del tema della notte, il cui spazio raccoglie ogni dettaglio dell’esperienza dell’uomo per poi farlo precipitare in un’intensa atmosfera, dove partecipano corpo e anima. L’esposizione è composta da 115 opere, provenienti da musei di tutto il mondo e divise in sei sezioni tematiche. La prima parte è interamente dedicata alla concezione della notte che avevano gli antichi Egizi. Viene quindi intesa in senso figurato, come cammino nell’oscurità di un dopo morte che invece si illumina con la resistenza delle immagini della vita. Questa sezione è caratterizzata dall’esposizione di vari oggetti che sanno rievocare la grandezza di questa civiltà: dai ritratti del Fayum alle teste scolpite in pietra, dalle maschere funebri ai gioielli e ai giochi dei bambini. Si procede poi con le altre cinque sezioni, appartenenti a secoli più moderni, nei quali prevalgono la pittura e l’incisione. Qui la notte viene vissuta in modo strettamente psicologico, come un’occasione per effettuare forti dichiarazioni di fronte all’immenso o alla brevità dei giorni. Per far vivere questa sensazione è stata scelta la tematizzazione, così da consentire l’accostamento di pittori che, pur a secoli di distanza, avevano tratteggiato una stessa immagine. Nella seconda parte  è possibile trovare il racconto della vita di Cristo, nei momenti in cui essa è ambientata nella sera e nella notte, grazie ad opere che spaziano dal Quattrocento fino ad arrivare al Novecento, da Giorgione e Tiziano a Lopez Garcià, da Veronese a Palma il Vecchio, da Caravaggio a Zurbàran, solo per citarne alcuni. Poi si ha la terza parte, che si concentra brevemente sull’arte dell’incisione, per passare successivamente alla quarta stanza, dedicata alla pittura ottocentesca. Protagonisti sono qui Friedrich e Turner, artisti che raggiungono la massima espressione del gusto romantico, proprio dell’epoca, attraverso la realizzazione del sentimento notturno nelle loro opere. Interessante è poi osservare come lo stesso argomento venga trattato da artisti americani di straordinario talento, da Allston a Cole, da Church a Lane. Fino a Winslow Homer, posto a fianco del suo maggior successore novecentesco, Andrew Wyeth, con il quale si fuoriesce dalla pittura romantica. Altrettanto affascinante è la quinta sezione della mostra che è dedicata al secondo Novecento. Da Rothko a Noland a Morris Louis in America, fino a De Staël in Europa, si vuole evidenziare la portata psicologica e fortemente introspettiva della notte. Questo tema è ripreso con maggiore intensità nell’ultima sala, la quale dà il senso finale dell’esposizione, legandolo alla storia dell’uomo dentro le luci serali e notturne. Particolarmente significativi sono il “Narciso” di Caravaggio, che riproduce il riflesso di un moto interiore, e il “Sentiero di notte in Provenza” di Vincent Van Gogh, il quale chiude la mostra come immagine del destino. Con l’allestimento di questa mostra, Goldin ha voluto raccontare la perdita del padre proprio con l’utilizzo dei suggestivi colori della notte, della luce crepuscolare, chiamando così a sé tanti artisti diversi che nella notte si erano perduti, dipingendo. Ha così realizzato una storia che pone al suo centro la sublime dilatazione dello spazio e il perdersi dell’uomo in esso.

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