Le tre età – un titolo lungo quattrocento anni

di Claudia Mazzocchi

Tiziano Vecellio e Gustav Klimt, Rinascimento e Secessione Austriaca.  Quasi quattrocento anni separano le allegorie su tema amoroso del tonalista veneziano ed il mondo al femminile del pittore viennese.
Quattrocento anni, eppure entrambi propongono contrasti di immagini tali che la differenza fra “Amor sacro” e “Amor profano” in Tiziano è pari al distacco fra vita e morte presente nelle tele klimtiane.

E quasi si può paragonarli direttamente questi due artisti, osservando lʼaffinità tematica di due opere ad olio su tela che conserviamo ad ormai 500 e 110 anni di distanza dalla loro realizzazione, rispettivamente “Le tre età dellʼuomo” di Tiziano Vecellio e “Le tre età della donna” di Gustav Klimt.

Meravigliante, la somiglianza dei due titoli abbatte ogni barriera temporale:  la ciclicità della vita e le sue fasi rimangono invariate nel tempo, costanti certezze in unʼesistenza che è totalmente immersa nella variabilità, che è frutto di storia, circostanze, cultura. Sì, perchè non cʼè nulla di più assoluto nella vita dellʼuomo della vita stessa, della nascita e della morte, che tu viva adesso, qui o da unʼaltra parte.

In che modo allora le tre età vengono percepite a distanza di tempo? Eʼ impressionante quanto in fondo ci sia affinità di visione sul tema della vita e della sua fugacità.
La distinzione fra giovinezza e vecchiaia è netta in entrambe le opere, ma le due condizioni – per quanto distinte – sono abbastanza vicine e legate da un rapporto di consequenzialità tale da evidenziare la velocità dellʼinevitabile passaggio dallʼuna allʼaltra fase della vita.

La figura dellʼanziano occupa in entrambe le tele una posizione marginale, isolata dai rapporti intensi che invece intercorrono fra le altre figure, una madre che abbraccia sua figlia, due giovani amanti, due bambini vegliati da Amore.

Fondamentale per lʼesistenza dellʼuomo è la relazione con lʼaltro, che si perde al sopraggiungere della terza fase della vita, quella della vecchiaia, le cui allegorie evidenziano la riflessione come conseguenza della solitudine. Riflessione e rimpianto per ciò che non si è fatto, ma anche ricordo nostalgico di ciò che invece si è fatto, troppo breve per viverlo e apprezzarlo nello stesso momento, perchè troppo spesso riconosciamo i momenti felici solo a distanza di tempo.
In Klimt è evidente questa sensazione di impotenza: la donna di sinistra è raffigurata con un realismo che la caratterizza e la categorizza in quanto anziana, mentre le figure di destra sono idealizzate, come del resto quelle di Tiziano, a simboleggiare le infinite possibilità di metamorfosi di cui ancora dispongono.

Le figure giovanili sono dunque ideali, mai sole; in Klimt è la maternità a fare da ponte fra fanciullezza ed età adulta, mentre in Tiziano è lʼamore spirituale, immateriale come la musica del flauto suonato dalla ragazza. Lʼidea della giovinezza è quindi quella di unʼetà di rapporti, relazioni, confronto e trasformazione; durante le prime due fasi della vita si può guardare avanti e sognare, in seguito ci è concesso solo di ricordare.

Sta a noi decidere quale strada intraprendere, quali rapporti coltivare e quali evitare, tenendo ben presente che alla fine dovremo poterci voltare indietro con serenità, senza rimpianti. Non dovremmo rimanere soli.
E’ la solitudine ciò di cui abbiamo più paura:  a volte la cerchiamo, anche con un poʼ di presunzione, ma quando poi ci sentiamo davvero soli e abbadonati, quando non cʼè nessuno con cui condividere la propria vita e i propri ricordi,  non vorremmo averla mai desiderata. Non parlo di solitudine in senso fisico, ormai puoi parlare con chiunque in qualsiasi parte del mondo a qualsiasi ora; il punto è: di cosa parlo con gli altri? Cʼè qualcuno che davvero considero amico, che è capace di ascoltarmi?  Mi sento sola se, come le anziane figure delle due tele, non posso apprezzare le mie esperienze con qualcuno, in quanto sono lʼunica a ricordarle, perchè non ho avuto lʼaccortezza di condividerle con altri.

E noi, oggi, come potremmo rappresentare “le tre età”? Potremmo percepire lo scorrere della vita in modo diverso o forse in fondo la nostra esistenza sarà sempre scandita allo stesso modo?

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