A cosa pensi mentre uccidi

di Eleonora Tarani

Un uomo che sta per essere decapitato cosa pensa l’istante prima di morire? A sua moglie che fa una lasagna da leccarsi i baffi? Alla figlia che a quell’ora starà rientrando da scuola e troverà proprio il suo piatto preferito? A suo figlio che starà tirando i calci ad un pallone mal ridotto, incurante dei richiami materni?

E lui, il boia, che sta per commettere il delitto più grave sulla Terra, a cosa pensa? Penserà alla famiglia dell’uomo a cui sta per togliere la vita? All’atto che sta per compiere? O a cosa mangerà a cena? Cosa c’è nella sua mente mentre uccide, brucia un uomo che non ha colpa se non quella di essere cristiano?

Cosa spinge a tutto ciò? Un mondo che non dà possibilità, che non li capisce, non li aiuta, che li considera diversi per il loro colore di pelle? Allora occorre realizzare che è proprio secondo questa discriminazione che si decide, arbitrariamente, se tagliare la testa ad un uomo.

Perché il razzismo non è solo quello per cui gli Italiani, i Tedeschi, gli Statunitensi e in generale il mondo occidentale hanno invocato unasupremazia della razza! Se in passato sono stati usati i “geni come alibi”, come anche Buiatti diciotto anni fa scriveva, per ridurre il numero delle persone a cui era consentito comandare, oggi c’è chi usaun “gene” della nostra interiorità per bruciare vivi degli uomini, per sentirli invocare pietà, per sentire le loro urla, le loro preghiere strillate al vento o dette sottovoce…

E questo in nome della religione. Ma la religione viene da noi: è una nostra decisione seguire un Dio buono e caritatevole, ed è sempre una nostra decisione rinnegarlo. I recenti fatti di cronaca che riempiono le pagine web, quelle dei giornali e i talk show televisivi – e che sia l’ultimo avvenimento di ieri o quello di alcuni mesi fa non importa –dovrebbero aprirci gli occhi. Abbiamo sbagliato, e pure tanto, in nome della religione, in nome di una visione distorta del compito che Dio ci ha dato su questa terra, in nome di un ideale di difesa ad oltranza della propria patria e della propria cultura. I manuali di storia ne sono la dimostrazione: quante guerre, quante crociate l’uomo ha fatto, quanti uomini sono morti in nome di Dio? Leggendo quelle pagine, da bambini, da adolescenti e perfino da genitori con i vostri figli, non vi siete ripromessi che una cosa del genere non sarebbe più dovuta accadere? Non avete provato un senso di disgusto per quelle persone che dalla storia non hanno imparato niente?

Eppure il messaggio non è arrivato. O almeno non a tutti.

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