Essere Donna

di Alessandra Popescu

William Shakespeare ha detto: “la donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, né dalla testa per essere superiore. Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta e accanto al cuore per essere amata”. Più di cinquecento anni fa uno dei più importanti poeti e drammaturghi inglesi affermava che la donna è uguale all’uomo, che deve essere amata e protetta e non considerata inferiore.

Eppure secondo una ricerca condotta dall’EURES, servizio europeo di informazione sulle opportunità di impiego, nel 2013 sono state uccise 179 donne, il 14% di morti in più rispetto al 2012. I numeri aumentano con il passare degli anni tanto che, nel 2006,è stata introdotta nella lingua italiana  la parola “femminicidio”. Il dizionario “il DEVOTO-OLI” riporta come significato del termine “ qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico fino alla schiavitù o alla morte”. Dunque con il termine femminicidio non si indica solo l’uccisione di una donna ma anche l’annientamento della sua identità, un maltrattamento non solo dal punto di vita fisico ma anche da quello psicologico. Non so dire quale sofferenza sia peggiore: alcuni lividi con il tempo passano ma i traumi psicologici rimangono impressi nella mente per molto tempo. È anche vero che spesso un maltrattamento fisico non comporta solo lividi, conosciamo tutti molto bene la storia della giovane avvocatessa Lucia Annibali, vittima di un agguato con l’acido nell’aprile 2013 organizzato dall’ex fidanzato.

In un’intervista per il “Corriere della sera” ha dichiarato rivolgendosi all’ex fidanzato: “ Voglio dirti – ed è il messaggio per un Luca che non esiste più – che alla fine non l’avrai vinta tu, emergo io perché sono forte e arriverò lontanissimo, tu resterai per sempre indietro”. Questa donna, nonostante tutto quello che ha passato, ha avuto il coraggio di rialzarsi, di andare avanti, di continuare la sua vita. Ed è questo ciò che va fatto; non bisognare pensare che la violenza sia una maniera per manifestare l’amore, e tanto meno la passione. La violenza è violenza, non ci sono scuse, non ci devono essere.

Ma purtroppo, troppo spesso, le donne non denunciano un uomo che le maltratta e forse per paura o per mancanza di coraggio continuano a vivere una vita che non può essere definita tale, una vita fatta di sofferenze e  di dolore, fin quando, in multi casi, sarà troppo tardi.

Non è questo il messaggio che deve passare alle generazioni successive, noi abbiamo bisogno di esempi di donne forti, donne che hanno combattuto per essere libere perché, come affermava la scrittrice Oriana Fallaci, “essere donna è così affascinante. É un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai.”

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