Up to YOU

Il V è un anno sospeso.

Già dall’estate del IV si inizia ad assaporare il clima universitario, si entra in contatto con il mondo Alpha Test e si naviga in internet nella speranza di avere l’ “illuminazione”, cercando un buon compromesso tra i propri interessi, prospettive di lavoro e, non nascondiamolo, una città “stimolante”.

Settembre è un’agonia. L’orologio della classe è fermo perché durante l’estate le pile si sono scaricate, e quello del tuo cellulare è presumibilmente ancora in ferie, dato che sembra sempre fermo sulla stessa ora.

Lentamente, molto lentamente, come se ti risvegliassi dal letargo, ricominci a prendere il ritmo; a ottobre si abbandonano le maniche corte (anche se qualche temerario resiste, forse nella speranza di prendersi una di quelle seimila influenza che girano), a novembre si tirano fuori i piumini e a dicembre il colore cadaverico del tuo compagno di banco ti conferma che l’estate è ormai solo un ricordo.

Il freddo inizia a farti carburare e, tra simulazioni di prove d’esame e classico massacrante ciclo di interrogazioni pre-Natale, inizi quasi a credere di esserti abituato alla sveglia delle 6.30. Poi ci sono le vacanze e il 7 gennaio è come ricominciare da zero.

Però il nuovo anno porta con sé centinaia di buoni propositi e decine di aspettative. 2014. Pensi che il tempo sia volato, il cuginetto a cui davi 3 anni è già in prima elementare e ti sembra quasi di vedere la prima rughetta proprio lì, accanto all’occhio destro, poi mentre rifletti su come smaltire quel chiletto in più che hai preso per colpa del panpepato di tua nonna, Realizzi: maturità 2014.
Le reazioni sono molteplici ma tendenzialmente sintetizzabili in due macroblocchi: AHHHHHHHHHHHH! di “oddiocheansianoncelafaròmai” e AAAAAAAAAAAAAH di “oddio che bello tra sei mesi sono fuori di qui”.

I sei mesi corrono ad un ritmo spaventoso, in un baleno sei a marzo.
Marzo è il mese che dà senso al V. La gita è un momento eccezionale. È un simbolo, capisci che è arrivato anche il tuo momento (non nel senso macabro del termine), che ci sei quasi. Noi siamo stati a Praga, ottimi compagni ed ottimi accompagnatori; rimando all’inserto per i dettagli (merita!).
A marzo ci sono anche i famosi 100 giorni, e se hai una buona classe e sapete organizzarvi, vi divertirete da matti.
Marzo serve a ricaricare le energie, fa da carburante. Ti conviene fare il pieno perché poi fino a giugno niente più Pit Stop.

Aprile è un mese particolare; molte università fissano i test d’ammissione e questo in genere contribuisce a sentire sempre più distante il liceo. O meglio, il liceo inizia a “starti stretto”. La voglia di uscire da lì è alimentata dall’entusiasmo e la curiosità di provare un’esperienza completamente nuova, che sicuramente ti cambia la vita.

Maggio è il mese critico. Se appartieni al primo macroblocco di cui sopra, sarai sull’orlo di una crisi isterica (ci sono delle ottime tisane omeopatiche, comprale), se invece sei tra i più rilassati per autoconvincerti di esserlo davvero, cercherai di ingigantire la tua tranquillità usando una quantità ‘n tendente a infinito’ di “machettefrega”.

In entrambi i casi comunque, a meno che per te Il Liceo non valga quanto un panino del McDonald scaduto da sette mesi, in qualche modo inizierai a preoccuparti per tutto quello che ancora non hai fatto, in particolare la tesina, sulla quale hai spudoratamente mentito ai professori, dichiarando che “sìsì, manca qualche aggiustatina qua e là, ma il più è fatto”. Ti mangerai le mani per non aver fatto uno schema che sia uno e maledirai tutti quei giorni che hai passato a non fare niente (quando avresti potuto studiare) continuando però imperterrito a dedicarti ad attività inutili, arrivando addirittura a sistemare la tua camera pur di non aprire quel simpaticissimo volume di Fisica 3.
Le belle giornate non aiuteranno, ma si fa tutto. A piccoli passi, una cosa per volta, senza farsi turbare dalla mole. Un mio caro amico la chiama “teoria del millimetro”, un pezzetto alla volta bisogna costruirsi il proprio “metro”.

Di giugno so solo una cosa: che la notte prima degli esami sarà il mio compleanno!
Tutto il resto è ancora da affrontare, ma con determinazione e forza di volontà, si fa tutto (e due).

Posso indovinare però che giugno, tra le tante cose, sarà un mese di riepilogo.
Un mese in cui tireremo le somme di questi cinque anni qui dentro.
Il Galilei è una scuola di qualità. Qualità d’istruzione, di docenti e di ragazzi.  È una scuola che dà una gran quantità di opportunità, basta saperle sfruttare. Io in questa scuola sono cresciuta da ogni punto di vista, e ripeterei questa scelta mille volte. Però ci sono da fare due precisazioni.
Primo, non limitatevi ‘solo’ alla scuola; per quanto possa essere buona e per quanto tenti di essere neutra, non basta. È come leggere solo Il Messaggero o guardare solo TG1. Come vestire solo di nero, andare in vacanza solo in montagna o giocare solo ad Assassin’s Creed (non avreste mai conosciuto Fifa!). Siate per la molteplicità.
Fate altro, sport o gruppo di lettura, fate teatro o formate una band, siate cittadini attivi, informatevi, partecipate. Arricchitevi.

Secondo, cambiate scuola se capite che non fa per voi.
È meglio un ottimo cuoco di un medico che scambia una polmonite per un comune raffreddore. Ogni lavoro ha la sua dignità, l’importate è che lo facciate con passione.
Possiamo scherzare sulla competizione Galilei-Donatelli, ma la “promozione” che si fa ad una scuola non è come quella che si fa ad un prodotto. Dovete scegliere quello che vi piace, indipendentemente dal numero di laboratori o la grandezza delle palestre.

Incrociare le dite per essere promossi con il sei politico in un liceo non ha senso; il mondo là fuori è competitivo, la disoccupazione giovanile è secondo l’ISTAT oltre il 40%, la selezione è rigida. I nostri bisnonni a quest’età combattevano una guerra, non possiamo nemmeno lamentarci più di tanto. Anche perché non serve, come non serve essere tristi e demoralizzati. Dovete stringere i denti e reagire, fare del vostro meglio nel vostro piccolo.
Elevatevi, distinguetevi dalla massa, non siate mediocri!

Dovete eccellere. Non in tutto, siamo uomini e come tali siamo diversi ed è bello che sia così. Ma ognuno di noi ha delle inclinazioni, qualcosa in cui riesce meglio o a cui semplicemente è più interessato. Non è facile capire cosa, ci vuole tempo e pazienza, però è necessario.
Trovate anche il tempo di godervi l’adolescenza, gli amici e le giornate assolate; fate esperienze, viaggi, e trovate persone che vi facciano ridere tanto da sentirvi male.
Ma sappiate anche essere responsabili e sempre con un occhio al futuro.
Questa scuola vi dà tutti gli strumenti, scegliete di pretendere il meglio da voi stessi.

E soprattutto cercate sempre di tenere aperto un canale in cui potervi esprimere. Quest’anno siamo partiti con niente, ma il Galileiscopio è sopravvissuto e si è arricchito di ottimi articoli. Il sito (www.galileiscopio.wordpress.com) funziona, va solo tenuto aggiornato. Siete voi a dover fare in modo che resti in piedi.

Passo il testimone.

Valentina Capradossi

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