Una soluzione scomoda

E’ passato ormai un po’ di tempo da quando Matteo Renzi è divenuto Presidente del Consiglio, e molte sono state le questioni, definite urgenti, portate alla sua attenzione. Una di quelle più chiacchierate è stata senz’altro quella della depenalizzazione delle droghe leggere e conseguentemente l’abolizione della legge Fini-Giovanardi. Per chi non sapesse di cosa tratta, sinteticamente, si può dire che lo scopo di questa legge è quello di mettere allo stesso livello droghe leggere e droghe pesanti: ciò determina che le pene per possesso o produzione di queste due tipologie di sostanze stupefacenti siano uguali.

E’ necessario, però, analizzare in modo completo la questione della legalizzazione considerandone benefici e svantaggi. Per cominciare, lo spaccio di Cannabis rappresenta un business fondamentale per la malavita organizzata, che la smercia in tutto il mondo garantendosi un guadagno di circa 60 miliardi di euro l’anno. Grazie anche a questi profitti forniti alle narco-mafie dalle leggi proibizioniste, nel caso dell’Italia, queste organizzazioni, sfruttando i riciclaggio, si sono infiltrate nell’economia legale , senza alcuna distinzione tra Nord e Sud.

Che dire, invece, del sovraffollamento delle carceri causato per un terzo dalla Fini-Giovanardi che condanna qualsiasi possessore di Cannabis, anche in minima quantità, a scontare una pena che varia da lavori socialmente utili a viaggetti al fresco di qualche settimana? Essendo il problema “sovraffollamento carceri” uno dei più affrontati di questo periodo, non è chiaro come mai una soluzione come la legalizzazione non sia stata presa lontanamente in considerazione, sostituita addirittura da proposte come l’amnistia. Non è dunque ammissibile considerare pene uguali per tipologie di droghe così diverse tra di loro. Si, perché la Cannabis è stata da sempre utilizzata nell’industria farmaceutica e tessile, prima che fosse chiamata “Marijuana”, che è un chiaro riferimento al Messico, principale fornitore di droghe nel mondo.

Può dunque, la legalizzazione della Cannabis, il minore dei mali? I benefici che una depenalizzazione apporterebbe sono, in primis, una diminuzione sostanziale dei profitti delle organizzazioni criminali che , a fine anno, si troverebbero un bel po’ di soldini in meno in tasca. Senza contare il fatto che il proibizionismo ha un costo, e nemmeno trascurabile. Il proibizionismo ha fallito. Occorre puntualizzare il fatto che legalizzare la Cannabis non significa renderla libera: prima di tutto si dovrebbe legalizzare la coltivazione delle piante, consentendo, appunto, un guadagno a chi produce e vende registrandosi fiscalmente, pagando tutte le tasse necessarie consentendo nuovi posti di lavoro legali, e non alla criminalità organizzata.

Le carceri risulterebbero tutt’altro che sovraffollate e la lotta contro lo spaccio di droghe pesanti come l’Eroina e la Cocaina, sarebbe più fruttuosa. La garanzia di una condizione più umana dei detenuti italiani non sarebbe più un’utopia, ma una meta concreta raggiungibile con il tempo. Lo stato gioverebbe anche di un entrata di soldi considerevole che in una città di grandi dimensioni come Roma, Firenze o Milano ammonterebbe all’incirca a 66 milioni l’anno: non poco, considerato il bisogno di restauro del patrimonio artistico italiano e il necessario miglioramento delle zone centrali e periferiche delle città.

Occorre dare un taglio a questa vera e propria “caccia alle streghe” e ribaltare una situazione sfavorevole ad un vero e proprio punto di forza, come hanno già fatto nazioni come l’Olanda, il Lussemburgo e la Germania. Bisogna dare alle droghe leggere il giusto peso. Dunque la legalizzazione servirà ad accendere un barlume di speranza o a rendere ancora più tenebroso il futuro dell’Italia? Al momento, la legalizzazione, si presenta come una soluzione concreta, una delle poche. Perché dunque non provare a mutare questa “abitudine” del proibizionismo della cannabis che fino ad ora non ha portato a risultati? Einstein diceva “ Follia è fare e rifare la stessa cosa sperando in un diverso risultato”: è ora di cambiare strategia.

 

Riccardo Fuccelli

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